Città delle Arti e delle Scienze di Valencia

Tour della Valencia Moderna: Città delle Arti e delle Scienze con guida italiana

Il panorama che ha trasformato Valencia: la mia visione della Città delle Arti e delle Scienze

Quando sono arrivato a Valencia nel 1998, il paesaggio dell’ultimo tratto del fiume Turia era radicalmente diverso. Come persona del Sud, nata a Bari, di fronte all’Adriatico, ho sempre cercato la luce e l’orizzonte. In quel periodo, quella che oggi conosciamo come la Città delle Arti e delle Scienze era un progetto che cominciava appena a mostrare le sue forme bianche trala polvere e la terra del vecchio alveo del fiume Turia.

Ho avuto il privilegio di osservare come questo complesso architettonico non abbia solo cambiato il profilo della città, ma anche la sua stessa identità, trasformando Valencia in un punto di riferimento mondiale dell’avanguardia.

Scoprire questo complesso insieme a me non significa semplicemente passeggiare tra edifici monumentali. Significa capire come il cemento possa diventare organico e come l’acqua venga utilizzata come uno specchio per raddoppiare la bellezza delle strutture.

L’estetica di Santiago Calatrava: ossa, luce e cristallo

Camminare qui è come addentrarsi nello scheletro di un gigante preistorico o in una stazione spaziale concepita da un poeta. Il linguaggio di Santiago Calatrava è inconfondibile: l’uso ossessivo del bianco e del blu, la ripetizione di forme geometriche che imitano la natura e, soprattutto, il trencadís.

Questa tecnica di rivestimento con frammenti di ceramica spezzata, tipica del modernismo catalano, acquista qui una dimensione infinita. Ci sono oltre ventimila metri quadrati di questa pelle ceramica che brilla sotto il sole mediterraneo, creando riflessi che mutano a seconda dell’ora del giorno.

Spiego sempre a chi mi accompagna che l’acqua qui non è un semplice ornamento. Calatrava ha scelto di usare acqua nelle vasche che circondano gli edifici perché genera riflessi molto nitidi. Questi specchi d’acqua fungono da tele dove l’architettura si proietta, creando una simmetria perfetta che ipnotizza i sensi.

L’Hemisfèric: l’occhio che osserva l’alveo del Turia

Il primo edificio ad aprire le porte nel 1998 è stato l’Hemisfèric.  Innaugurato meno di 2 mesi dopo il mio arrivo con grn spettacolo pirotecnico. È, probabilmente, il più simbolico di tutti. Visto dall’esterno, appare come un colossale occhio umano che emerge dall’acqua, rappresentando lo sguardo della conoscenza sul mondo. Ciò che molti visitatori non percepiscono a prima vista è che l’edificio è mobile; le sue palpebre di cristallo e acciaio possono aprirsi e chiudersi, rafforzando la sensazione di trovarsi di fronte a un organismo vivo. Guardato invece da altre prospettivo può sembrare un armadillo o anche un coleottero quando le due palpebre aperte sembrano delle ali.

All’interno, lo schermo cinematorgrafico concavo di novecento metri quadrati ti immerge in un universo visivo e le comode poltrone dove quasi ci si stende, creano una sensazione speciale.  La mia parte preferita rimane l’esterno, dove il silenzio dell’acqua sembra fermare il tempo della città.

Museo delle Scienze: dove la conoscenza si tocca

Proprio accanto si erge il Museo delle Scienze, una struttura che ricorda la cassa toracica di un cetaceo. Con i suoi quarantaduemila metri quadrati, è un monumento alla scala umana e all’ingegno. Qui si rompe la regola dei musei convenzionali: è vietato non toccare. Tuttavia, al di là degli esperimenti e delle mostre sulla vita di Leonardo da Vinci o sui misteri dello spazio, amo soffermarmi sui dettagli architettonici che passano inosservati.

Se ci posizioniamo alle estremità degli archi della facciata, accade qualcosa di magico: il suono si trasmette attraverso la curvatura del cemento, permettendo a due persone di parlare in un sussurro a cinquanta metri di distanza e di ascoltarsi con totale chiarezza. È la scienza applicata alla pietra stessa, un segreto che sorprende sempre i miei gruppi durante il tour.

Palau de les Arts e Àgora: l’avanguardia dello spettacolo e della cultura

Il Palau de les Arts Reina Sofía rappresenta per me il fiore all’occhiello per complessità tecnica. La sua forma richiama un elmo da guerriero o un vascello futuristico incagliato nel fiume. Al suo interno ci sono 4 sale teatrali di varie dimensioni. È uno spazio vibrante dove l’opera e la musica classica trovano una dimora dall’acustica impeccabile. Dalla parte opposta si trova l’Àgora, che oggi ospita il CaixaForum València. È affascinante vedere come questo spazio si sia trasformato in un ecosistema culturale interno, un giardino di conoscenza che pulsa sotto la grande struttura blu. Lo spazio interno richiama una conchiglia gigante ed ospita sempre nuove mostre insteressati nei suoi due spazi espositivi.  È l’esempio perfetto di come Valencia sappia reinventare i propri simboli affinché continuino a vivere.

Immergersi nell’Oceanogràfic: un viaggio attraverso gli oceani del mondo

Alla fine del complesso, le forme cambiano. Qui non domina più Calatrava, ma il genio di Félix Candela con i suoi paraboloidi iperbolici dell’edificio d’ingresso e del ristorante Submarino. L’edificio principale, che ricorda una ninfea, ci dà il benvenuto nell’acquario più grande d’Europa. Camminare attraverso i suoi tunnel di cristallo, circondati da milioni di litri d’acqua mentre gli squali nuotano sopra la testa, è un’esperienza immersiva che ci ricorda la nostra fragilità e l’importanza di proteggere gli oceani. È il luogo dove le famiglie italiane solitamente si divertono di più, connettendosi con la biodiversità del pianeta in un ambiente che sembra uscito da un sogno.

Perché scoprire la Valencia moderna con uno sguardo esperto?

Molti turisti arrivano, scattano la foto e vanno via. Ma la Città delle Arti e delle Scienze possiede strati di scienza, archietettura, ma anche di storie e aneddoti che si rivelano solo quando qualcuno te li racconta con passione. Dopo quasi tre decenni trascorsi qui, conosco non solo le angolazioni perfette per la fotografia, ma anche le polemiche legate agli errori e modifiche della sua costruzione,  i cambi di design e il modo in cui questo complesso ha cambiato la vita dei valenciani. Il mio obiettivo è fare in modo che tu non veda solo edifici spettacolari, ma che tu comprenda l’anima della Valencia del ventunesimo secolo.

Consigli da “insider” per la tua visita al complesso

Se visiti la città  delle Arti e delle Scienze, solo dall’esterno, nei mesi estivi, il mio consiglio d’oro è di evitare le ore centrali della giornata. Il sole che rimbalza sul bianco del cemento può essere estenuante. L’ideale è iniziare molto presto, prima delle nove, oppure aspettare che la luce cali a partire dalle otto di sera, quando il cielo si tinge di toni rosati e le ombre lunghe giocano con le strutture.

Per spostarti fin qui, potresti arrivare con l’auto e parcheggiare in uno dei due parcheggi coperti e a pagamento di Ocenaografic o quello sotto l’Umbracle.  Ricorda in questo caso di conservare il biglietto del museo dell’Oceanografic per il primo o del Museo delle Scienze per il secondo, per usufruire dello sconto sul parcheggio.

La scelta migliore  resta comunque usare i mezzi pubblici e la carta SUMA, che ci permette di combinare metro tram e autobus in modo semplice ed economico. Dal centro il modo più comodo di arrivare e la linea del  Metro-Tram 10 che si prende nella stazione sotterranea di Alacant (vicino la stazione Nord) e collegata ora da un tunnel alle linee della metropolitana della fermata di Xativa.

Ti invito a camminare con me in questo giardino di cristallo e acciaio. Lascia che la luce di Valencia ti guidi mentre scopriamo insieme come l’alveo di un fiume sia diventato una finestra aperta sul futuro.

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